Influenza aviaria, cresce la diffusione del virus: segnalati 60 focolai in Ue

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Non si arresta la diffusione dell’influenza aviaria nell’Unione Europea. A confermarlo i dati della Commissione Europea a cui, in meno di un mese, sono stati notificati 60 nuovi focolai della malattia, conosciuta come influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai).

I rischi da non sottovalutare

La malattia, ricordano gli esperti, circola con maggiore celerità durante l’inverno e può anche trasmettersi, in alcuni casi, all’uomo. Resta comunque monitorata con attenzione dai virologi per il rischio che il virus muti e possa diventare trasmissibile proprio da uomo a uomo. Si tratta, ricorda ancora la Commissione, di una malattia infettiva virale tipica dei volatili che può generare “gravi conseguenze” per la redditività degli allevamenti avicoli, danneggiando di conseguenza gli scambi all’interno dell’Unione e le esportazioni verso i Paesi terzi. I virus in questione, argomentano ancora gli esperti, “possono infettare gli uccelli migratori, i quali a loro volta possono diffonderli a lunga distanza durante le migrazioni autunnali e primaverili”. Questa situazione, così facendo, rappresenta una vera e propria “minaccia costante di introduzione diretta e indiretta di tali virus nelle aziende in cui sono detenuti pollame o volatili in cattività. Anche perchè, sottolinea ancora la Commissione, “in caso di comparsa di un focolaio di Hpai esiste il rischio che l’agente patogeno possa diffondersi ad altre aziende in cui sono detenuti pollame o volatili in cattività”.

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