Resta alta l’attenzione sull’influenza aviaria, forma virale che conosciamo da anni e che l’anno scorso ha fatto registrare il numero più alto di casi nell’uomo dal 2015. A fare il punto della situazione, giovedì 16 gennaio, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante il consueto briefing con la stampa. “L’anno scorso – ha spiegato – sono stati segnalati 66 casi di influenza aviaria H5 negli Stati Uniti, più 10 dalla Cambogia, 2 dal Vietnam e uno ciascuno da Australia, Canada e Cina”, per un totale di 81 a livello globale: il numero “più alto di casi umani segnalati dal 2015″. E nel 2025, secondo l’Oms, sono già arrivate le prime segnalazioni, “finora di 2 casi, tra cui un decesso negli Stati Uniti e un decesso in Cambogia. Quasi tutti questi casi sono associati a bovini da latte o pollame infetti”.
I focolai negli allevamenti italiani
Per quanto riguarda l’Italia, non si registrano al momento casi di trasmissione all’uomo ma, secondo i dati di Confagricoltura Veneto, “dal 26 dicembre 2024 al 4 gennaio 2025 sono stati accertati 11 focolai tra le province di Mantova e di Verona, spesso correlati dal punto di vista epidemiologico. Gli ultimi quattro focolai, accertati fra il 3 e il 4 gennaio nel Veronese, hanno interessato due allevamenti di tacchini, uno di polli e uno di ovaiole”.
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