La dieta mediterranea, modello di longevità, si aggiorna e diventa ‘a 3 dimensioni’, aggiungendo per la prima volta alla quantità e alla qualità dei nutrienti anche la loro collocazione temporale, in armonia con i ritmi biologici, ormonali e metabolici, nell’arco delle 24 ore. Questo nuovo approccio – sviluppato dalla Società italiana di endocrinologia (Sie) insieme all’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) – è contenuto in uno studio pubblicato su ‘Current Nutrition Reports’ a pochi giorni dalla Giornata mondiale contro l’obesità del 4 marzo. La ricerca ridisegna la piramide della dieta mediterranea tradizionale sincronizzando le raccomandazioni alimentari, che restano invariate, con l’orologio biologico e le oscillazioni ormonali (insulina, cortisolo e melatonina), offrendo così una strategia concreta contro obesità e malattie metaboliche.
Non conta solo cosa si mangia ma anche quando
“La dieta mediterranea non è più solo una questione di cosa si mangia, ma soprattutto di quando lo si fa – spiega Diego Ferone, presidente Sie, ordinario di Endocrinologia all’università di Genova. “Le evidenze scientifiche più recenti – sottolinea – dimostrano infatti che il metabolismo è profondamente regolato dagli ormoni e segue un’organizzazione circadiana. Ormoni chiave come insulina, cortisolo, melatonina, leptina e grelina oscillano nel corso delle 24 ore, modulando la risposta metabolica ai nutrienti, l’appetito, il dispendio energetico e la qualità del sonno. Mangiare gli stessi alimenti in momenti diversi della giornata può quindi produrre effetti metabolici differenti, con implicazioni rilevanti per il rischio di sovrappeso e obesità e disfunzioni endocrine associate all’incremento ponderale, non solo diabete mellito di tipo 2, ma anche alterazioni della funzionalità delle ghiandole endocrine”.
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