È stata la prima, quasi 20 anni fa, a caratterizzare il ceppo africano H5N1 dell’influenza aviaria e a renderlo “open source” nella GenBank. Ilaria Capua, virologa e ricercatrice, Senior Fellow of Global Health alla Johns Hopkins University – SAIS Europe e direttore emerito del One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, dalle pagine del Corriere della Sera lancia l’appello affinché il “virus acrobata” venga preso sul serio. Il virus ha cambiato completamente faccia negli ultimi trent’anni e le scarse azioni preventive hanno favorito una serie di “spillover” (salti di specie) che oggi preoccupano anche gli esseri umani. L’evoluzione dei ceppi di influenza aviaria è favorita dalla natura del virus, che tende a subire frequenti mutazioni. Questi cambiamenti genetici possono aumentare la sua capacità di infettare nuovi ospiti, incluso l’uomo.
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