Giornata mondiale delle malattie rare, quante persone vengono colpite ogni anno: i dati

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Rare, ma più diffuse di quanto pensiamo: in tutto il mondo 400 milioni di persone convivono con una malattia rara. Quelle conosciute finora sono oltre 7.000, diverse fra loro, e colpiscono tutte insieme oltre una persona su 20. Questo nonostante restino ancora in gran parte orfane di cura. Le malattie rare, per cui si celebra la giornata dedicata il 28 febbraio per aumentare informazione e consapevolezza sul tema, appresentano quindi una sfida globale che richiede una risposta globale. Per dare voce a questa sfida la rivista scientifica britannica Lancet ha appena dato vita ad una commissione dedicata, RDI-Lancet Commission on Rare Diseases, che riunisce 27 esperti provenienti da sei continenti; Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, è l’unico italiano a farne parte.

Nell’Ue tra i 27 e i 36 milioni di pazienti

Le malattie rare comprendono malattie genetiche, tumori, malattie immunitarie, malattie idiopatiche e condizioni indeterminate. In Italia sono circa due milioni le persone che hanno a che fare con queste patologie. Nell’Unione Europea vi sono tra 27 e 36 milioni di pazienti. Circa l’80% delle malattie rare è di origine genetica; il 70% di esse inizia nell’infanzia. Oltre alle migliaia note, esistono anche malattie rare che restano senza nome, sindromi non diagnosticate, o perché è ancora ignoto il problema genetico alla base, o perché il quadro patologico di un paziente non viene associato a una determinata anomalia genetica già nota. Solo in Italia i pazienti rari senza diagnosi potrebbero essere oltre 100 mila. Tra questi vi sono tanti malati rari pediatrici con disabilità mentale e quadri sindromici ‘misteriosi’. Si ritiene, infatti, che oltre la metà dei bambini con disabilità nell’apprendimento e circa il 60% di quelli con problemi congeniti multipli non abbiano una diagnosi precisa e definitiva, quindi resta oscura anche la causa genetica che c’è dietro quei sintomi, rendendo difficile instaurare approcci terapeutici multidisciplinari risolutivi.

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